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venerdì 19 giugno 2015

Muri liberi: la svolta della street art a Milano

Ci sono voluti quasi tre anni di lavoro (e questo già basterebbe per aprire una riflessione sulle tempistiche di reazione della macchina amministrativa) ma alla fine possiamo dire che "ce l'abbiamo fatta".
Era il 2012 quando, insieme alla collega Paola Bocci, si cominciava a ragionare di street art, writing, arte pubblica, cercando un confronto con quei mondi per cogliere esigenze e aspettative, per comprendere fino in fondo la natura dei conflitti, i dialoghi mancati, le opportunità sprecate, il rebus di un mondo multiforme, che il centrodestra di governo a Milano aveva saputo guardare per così tanti anni solo con le lenti della repressione. Insomma, per capire e per provare a costruire politiche diverse, ferme nella condanna dei fenomeni vandalici ma finalmente libere dai pregiudizi, centrate sulla valorizzazione del talenti, sulla creazione di opportunità, sullo stimolo all’imprenditoria artistica culturale e sulla libertà di espressione. Non solo: consapevoli e non schiavi della complessità (e del fascino) di questo fenomeno, in cui i confini tra lecito e proibito si sovrappongono di continuo, imponendo a chi amministra di sperimentare soluzioni non banali, lontane dal bianco o nero di chi non riesce ad andare oltre alla logica dei “buoni o cattivi”.

Lo avevamo detto, nel novembre del 2014, che serviva una svolta.
Lo avevamo scritto nero su bianco su un ordine del giorno [leggi], lo avevamo fatto discutere al Consiglio [guarda il video del mio intervento] e lo avevamo approvato (con i voti della maggioranza). Era diventato l’indirizzo politico dell’Amministrazione sulle politiche legate alla street art. Mica poco.

Oggi quell’atto di indirizzo diventa un atto esecutivo: una delibera (firmata dagli assessori Rozza e Granelli, che vanno ringraziati per la tenacia) che lancia una scommessa.
Istituisce i “muri liberi”. Circa 100 superfici, completamente autogestite.
Cavalcavia, muri di recinzione, sottopassi e sovrappassi che potranno essere liberamente dipinti da chiunque, senza il rischio di essere sanzionati [qui la lista].
Una scommessa, certo, perché il successo dell’iniziativa non è scontato. Dipenderà da quanto le crew storiche, i ragazzi più giovani, le associazioni culturali e tutti quelli che vorranno metterci un po’ della loro vernice, vorranno cogliere questa occasione e dimostrare maturità nella gestione autonoma delle superfici. Un po’ come succedeva anni fa, con le “wall of fame”, palestre autogestite per i ragazzi, diventate nel tempo testimonianze di altissimo valore artistico.
Noi ci crediamo, perché in fondo questo provvedimento non nasce dall’alto, ma anzi è frutto di un confronto durato anni con tanti artisti della città (che non finiremo mai di ringraziare). Crediamo quindi che risponda davvero, con uno strumento innovativo, ad un’esigenza concreta. E crediamo che sia anche una risposta politica, finalmente. Una risposta coraggiosa.

Oggi è un giorno di soddisfazione, ma non finisce certo qui. Resta tantissimo ancora da fare e i fronti di lavoro aperti sono davvero numerosi: dal ruolo della street art nella riqualificazione dello spazio urbano alla progettazione delle modalità di intervento sulle facciate cieche della città o nei mezzanini della metropolitana. Dalla riflessione sulle migliori modalità di finanziamento degli interventi di arte pubblica, fino alle necessità di regolare, in prospettiva futura, un’offerta di progetti che comincia finalmente a crescere in modo significativo.
Chi vuole partecipare al dibattito, contribuendo a scrivere un pezzo delle nostre politiche per il futuro, è il benvenuto.




lunedì 20 gennaio 2014

Legalizzazione delle droghe leggere: un segnale anche da Milano

Attivarsi presso il governo per chiedere il superamento della Fini-Giovanardi e la legalizzazione della cannabis, tenendo ferme le normative repressive del traffico internazionale e clandestino di droghe.
Passare da un impianto di tipo proibizionistico a uno di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe leggere. 
E' quello che ho chiesto, insieme ai colleghi Gibillini (SEL), Cappato (Radicali) e Sonego (FDS), con un ordine del giorno presentato in Consiglio, ancora da discutere.
Perché la legalizzazione non solo è il più efficace decreto svuota-carceri, non solo è il più grande tesoretto da destinare ai servizi sociali, ma è anche la più grande azione antimafia di sempre.

QUI puoi ascoltare le parole mie e dei colleghi in una bella video intervista di Repubblica TV.
QUI puoi leggere un articolo di approfondimento apparso su Repubblica
QUI invece un articolo apparso recentemente su Internazionale

Ecco il testo completo dell'ordine del giorno che abbiamo depositato.
ORDINE DEL GIORNO
Oggetto: Coltivazione a fini di commercio, acquisto, produzione e vendita di cannabis indica e dei prodotti da essa derivati, tenendo ferme le normative repressive del traffico internazionale e clandestino di droghe.
PREMESSO CHE
Dal 1995 ad oggi, la possibilità di un confronto pragmatico ed equilibrato in Parlamento è stata resa vana dall’ostruzionismo manifestato dalle posizioni più estreme e proibizionistiche, seppure nel Paese il tema della legalizzazione dei derivati della cannabis indica abbia acquisito consensi sempre più vasti;
Al di là di una impostazione ideologica, importanti riflessioni scientifiche e proposte concrete, hanno posto l’accento sulle esperienze e sulle scelte compiute in questi anni in Europa, sia sotto il profilo legislativo, sia in fase sperimentale ed oggi con risultati consolidati per quel che riguarda i programmi e le politiche di riduzione del danno.
Nel corso degli anni Novanta non pochi sono stati i progressi compiuti dal dibattito nella società italiana e negli orientamenti dell’opinione pubblica. Il successo, nel 1993, del referendum abrogativo delle norme penali del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, ha dimostrato che la scelta repressiva, ispiratrice di quel testo, deve lasciare spazio ad una visione più pragmatica che privilegi un approccio di riduzione del danno. Tale consapevolezza, tuttavia, non ha avuto un approdo legislativo coerente con i risultati del referendum.
Oggi la situazione è ancora più` difficile perché la nuova legge approvata con un colpo di mano nel 2006, oltre a rivendicare una svolta di 180 gradi nella politica sulle droghe in senso repressivo, ha cancellato la differenza tra le diverse sostanze, mettendo in una unica tabella droghe pesanti e droghe leggere. Il risultato è che le carceri sono piene non solo di tossicodipendenti ma anche di consumatori condannati per detenzione di pochi grammi di “erba” o per la coltivazione di una piantina di canapa.
Occorre far valere di nuovo, a distanza di molti anni dal referendum, la capacità pragmatica di valutare i termini effettivi, anche e in primo luogo sotto il profilo giuridico e legislativo, delle politiche di riduzione del danno e, in quest’ambito, della legalizzazione dei derivati della cannabis indica, senza, appunto, pregiudizi, come è stato proposto tanti anni or sono, dagli appelli ad una più incisiva politica di riduzione del danno e ad una sostanziale distinzione, sotto il profilo legislativo, dei derivati della cannabis indica dalle altre sostanze stupefacenti.
Appelli sottoscritti da autorevoli esponenti della cultura, della società civile, del volontariato e da operatori delle strutture pubbliche, fra i quali si vuole ricordare, a
testimonianza della possibilità di un approccio laico a questioni complesse che richiedono equilibrio e capacità di innovazione, il senatore a vita, ora scomparso, Paolo Emilio Taviani, firmatario di un appello al Parlamento promosso da Franco Corleone e Luigi Manconi e sottoscritto, fra gli altri, da Michele Salvati, Antonio Tabucchi, Umberto Veronesi, in cui fra l’altro si affermava che «la legalizzazione delle cosiddette "droghe leggere" è opportuna non solo perché la valutazione delle conseguenze connesse al loro consumo non dovrebbe interessare il diritto penale (se non nei casi in cui il consumo, appunto, nuocesse ad altri)» e che «l’uso della cannabis non viene vietato in quanto pericoloso, ma è pericoloso proprio in quanto vietato». Nel corso di questi anni la logica penale ha aggravato e pesantemente condizionato la realtà del nostro Paese e reso ancora più difficile un diverso ed equilibrato approccio ai problemi delle tossicodipendenze, in generale, e alla realtà del consumo delle sostanze illegali.
I dati relativi alla sfera penale sono nel contempo drammatici e indicativi. In Italia come in Europa il 50 per cento dei detenuti è in carcere per reati connessi al consumo di sostanze stupefacenti.
CONSIDERATO CHE
L’Europa, con l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT), ha da tempo sollecitato i Paesi europei a misure positive di riduzione del danno, sulla base anche delle esperienze ormai diffuse e consolidate: dalla Svizzera all’Olanda, dalla Germania alla Spagna, dal Belgio al Portogallo. Di contro in Italia l’approccio penale deprime e rende complesso il ruolo delle strutture pubbliche, come dimostrano i dati contenuti nelle relazioni annuali al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze, e limita la possibilità di attuazione di progetti sperimentali di riduzione del danno.
CONSIDERATO CHE
Recentemente l’associazione «Forum Droghe» ha curato l’edizione italiana del volume: «Dopo la war on drug». Un piano per la regolamentazione legale delle droghe, un testo elaborato dalla Fondazione inglese Transform impegnata da anni sul terreno della politica di riforma delle droghe. Il lavoro presenta una serie di opzioni pratiche e concrete per la creazione di un sistema normativo globale per tutte le sostanze psicoattive ad uso non medico, tracciando chiaramente un percorso di superamento della proibizione definita dalle Convenzioni delle Nazioni Unite. Sono molte le voci che ormai certificano il fallimento della war on drugs come testimonia il documento della Commissione latino-americana su droghe e democrazia, un organismo di esperti promosso dagli ex Presidenti Cardoso del Brasile, Gaviria della Colombia e Zedillo del Messico che chiedono un cambio di paradigma; un altro documento fondamentale è quello di questo anno della Global Commission on drug policy presieduta dall’ex Segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, che chiede una scelta a favore della legalizzazione.
Non va trascurato neppure il costo fiscale del proibizionismo. Recenti contributi teorici sostengono la superiorità degli strumenti fiscali per contenere il consumo di droghe rispetto alla applicazione di una normativa proibizionista.
In Italia il consumo di tabacchi ed alcolici è appunto scoraggiato tramite l’imposizione di una elevata tassazione. Uno studio del professor Marco Rossi dell’Università La Sapienza di Roma, stima le imposte ricavate sulla vendita della cannabis in 5,5 miliardi l’anno.
Il Consiglio Comunale di Milano
IMPEGNA il Sindaco e la Giunta
Ad attivarsi presso il Governo perché esso emani un decreto di legge che preveda il passaggio da un impianto di tipo proibizionistico ad un impianto di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe cosiddette «leggere» traendo spunto dal disegno di legge dei Senatori Della Seta e Ferrante che propongono una norma che consenta, in deroga alle previsioni dei titoli III, IV, V e VI del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, la coltivazione a fini di commercio, l’acquisto, la produzione e la vendita di cannabis indica e dei prodotti da essa derivati tenendo ferme le normative repressive del traffico internazionale e clandestino di droghe, oggetto della gran parte delle convenzioni internazionali in materia di droghe. Un successivo decreto potrebbe determinare le caratteristiche dei prodotti destinati alla vendita al dettaglio, della tipologia degli esercizi autorizzati alla vendita e della loro distribuzione sul territorio, nonché dei locali pubblici in cui potrebbe essere consentito il consumo delle sostanze. La soluzione proposta consentirebbe l’introduzione di un’imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo (accisa) e nel breve periodo di promuovere una fase necessaria di transizione e sperimentazione, che deve vivere di una ulteriore sedimentazione di una cultura diffusa in ordine alla tollerabilità del consumo di droghe “leggere”.
Luca Gibillini
Marco Cappato
Anita Sonego
Emanuele Lazzarini


mercoledì 8 gennaio 2014

Per uno sportello unico del pubblico spettacolo

Il settore della produzione di pubblico spettacolo è strategico nell’ottica di uno sviluppo economico, sociale e culturale di tutte le città europee. La deburocratizzazione degli iter autorizzativi è uno strumento indispensabile per favorire, sopratutto in un periodo di contrazione delle risorse pubbliche, il suo sviluppo.

Oggi la legislazione che interviene nel pubblico spettacolo è particolarmente complessa. Un operatore che vuole organizzare un evento può arrivare a dover affrontare fino a 19 tra pratiche ed autorizzazioni. E’ evidente che questa situazione, che intreccia molti livelli di competenza (Asl, Siae, Comune, Regione, Arpa…) limita notevolmente la possibilità di offrire intrattenimento, cultura e creatività.
E' per questo che, insieme ai consiglieri Gibillini e Barberis, ho presentato in Consiglio Comunale una mozione per l’istituzione dello Sportello Unico Spettacolo del Comune di Milano, per avviare un processo di semplificazione normativa nell’organizzazione di eventi.
Lo sportello unico è un luogo fisico dove espletare tutte le pratiche, ma anche un luogo dove trovare un accompagnamento per facilitare la creazione di eventi.

Con questa mozione scommettiamo su una città che moltiplicherà eventi culturali e di intrattenimento, che sarà sempre più viva, aperta e attrattiva, una città che sviluppa cultura anche come motore di occupazione e di economia, dove i protagonisti possono essere anche soggetti non professionisti.

Con la mozione, poi, accogliamo e facciamo nostro il risultato dei molti confronti sul tema fatti con gli operatori, i Consigli di Zona e con l’Assessorato alla cultura, in particolare, in occasione del Forum delle politiche giovanili del Comune di Milano, tenutosi alla Fabbrica del Vapore tra il 27 e il 29 Settembre 2013.

La realizzazione dello Sportello Unico Spettacolo è possibile già nel 2014, nonostante sia un'operazione non semplice né automatica. Certamente dovrà essere uno degli strumenti a disposizione di Milano in vista di un Expo 2015 ricco di cultura.

Qui sotto il testo della mozione:


MOZIONE:
ISTITUZIONE SPORTELLO UNICO PUBBLICO SPETTACOLO DEL COMUNE DI MILANO
Preso Atto che:
  • Obiettivo tra le priorità del Comune di Milano è la semplificazione burocratica, volta a snellire le procedure e a generare più semplici opportunità di sviluppo economico e culturale nella città.
  • Si intende pubblico spettacolo temporaneo manifestazioni con caratteristiche di spettacolo (quali concerti, rappresentazioni teatrali, performance artistiche) che si svolgono alla presenza necessaria di pubblico genericamente inteso, in luoghi aperti o chiusi adibiti all’evento.
  • Milano vanta enormi potenzialità di produzione culturale e artistica, grazie ad un tessuto sociale ed economico ricco di innovazione e creatività.
  • E’ obiettivo condiviso creare le migliori condizioni affinché si possa sviluppare un’offerta culturale per i cittadini più ampia, variegata e aggregativa possibile, anche in virtù del potenziale economico ed occupazionale che la cultura detiene.
  • In occasione del Forum delle politiche giovanili del Comune di Milano, tenutosi alla Fabbrica del Vapore tra il 27 e il 29 Settembre 2013, molti giovani milanesi, imprenditori o rappresentanti di associazioni, hanno sollevato la volontà e la necessità di moltiplicare l’offerta culturale e aggregativa in città e, contestualmente, evidenziando contestualmente la criticità attuale, dovuta alla complessità dei processi amministrativi e degli evidenti limiti che tale complessità impone ad un pieno sviluppo dell’economia degli eventi culturali.
  • L’incremento di eventi e momenti culturali ed aggregativi di pubblico spettacolo rappresenta un obiettivo perché è strumento di sviluppo economico, culturale, turistico e di valorizzazione del territorio per la città di Milano.
  • La contrazione progressiva di risorse pubbliche impone alle amministrazioni di promuovere e permettere sempre più manifestazioni che svolgano una funzione pubblica.
  • E’ importante favorire la produzione di spettacolo anche da parte di soggetti non professionisti, non solo attraverso lo snellimento burocratico, ma anche attraverso l’accompagnamento agli iter autorizzativi e soprattutto immaginando strumenti innovativi di facilitazione e formazione per la realizzazione di eventi di qualità.
Considerato che:
  • La legislazione che interviene sul pubblico spettacolo (specialmente in area pubblica) è particolarmente complessa e intreccia numerosi livelli di competenza: nazionali, regionali, Asl, Arpa, Siae, ma anche numerosi settori interni all’amministrazione comunale: licenza pubblico spettacolo, cosap, impatto acustico, urbanistico, somministrazione alimenti e bevande, per fare alcuni esempi, con la conseguente necessità, da parte di un operatore del settore o di un organizzatore, di ottenere fino a 19 diversi permessi o autorizzazioni per poter offrire alla città un evento o un esibizione culturale. Autorizzazioni attualmente necessarie da ottenere in altrettanti sportelli o luoghi con gerarchie di concessione non sempre lineari.
  • L’alto numero di pratiche e di autorizzazioni necessarie per lo svolgimento di un pubblico spettacolo a Milano, molto spesso genera impossibilità da parte di soggetti, soprattutto se non imprese specializzate, di offrire intrattenimento, cultura e creatività alla città.
  • Il Comune di Milano ha intrapreso un importante processo di semplificazione amministrativa che coinvolge mobilità, edilizia, cinema, informatizzazione dei processi e molto altro.
  • Lo snellimento burocratico e facilitazione normativa favorisce e agevola tutte le manifestazioni che hanno al loro interno caratteristiche di spettacolo, quindi anche eventi di carattere sociale, educativo, sportivo, di intrattenimento o di promozione culturale in generale.

IL CONSIGLIO COMUNALE DI MILANO IMPEGNA LA GIUNTA


A realizzare entro l’anno 2014 lo sportello unico del pubblico spettacolo.

Luca Gibillini 
Emanuele Lazzarini
Filippo Barberis



lunedì 12 novembre 2012

Lettera al Corriere

Ecco la lettera che abbiamo scritto a sei mani: Pietro Tatarella, Mattia Calise ed io.
Pubblicata sul Corriere della Sera sabato 10 ottobre 2012 (qui).

Abbiamo meno di trent’anni e facciamo riferimento a tre schieramenti politici diversi, ma non ne facciamo né una questione generazionale né una questione di differenze politiche. Siamo semplicemente innamorati della politica, e vogliamo fare di tutto per lavorare di più e meglio per la nostra città. Già in un dibattito estivo che ci ha visto protagonisti, era emerso un comune disagio riguardo al funzionamento del consiglio comunale, alle energie gettate al vento, alla fatica di incidere davvero nei processi decisionali. Sappiamo che non è solo un problema di regole, ma sappiamo anche che il nostro regolamento ha degli aspetti da riformare radicalmente, perché non sono più al passo coi tempi e con la necessità di coinvolgere sempre di più la città. La verità è che oggi il mondo comunica con 140 caratteri, e il consiglio comunale di Milano sembra essersi fermato alla preistoria. È il gioco delle parti tra chi governa e chi deve opporsi, si dirà. Ma è un gioco che spesso non permette di discutere nel merito delle questioni e riduce tutto a una prova muscolare disumana e senza senso. Con la città, fuori, che si aspetta un'amministrazione efficiente e moderna, ma si ritrova testimone avvilita di uno spettacolo umiliante e persino diseducativo. Calvino direbbe "accettare l'inferno e diventarne parte al punto di non vederlo più": ecco, noi siamo convinti che il cambiamento possa arrivare dal lavoro trasversale di tutti coloro che credono che un modo diverso di lavorare per la propria città esista.
Efficientamento e migliore programmazione dei lavori dell’aula, rispetto dei tempi e delle persone, revisione del ruolo delle commissioni, digitalizzazione degli atti. Sono solo alcuni degli obiettivi che vorremo discutere al più presto, non appena la commissione affari istituzionali vorrà dare inizio a questo percorso. Se è questione di volontà, noi ci siamo. La città, indipendentemente da chi la governa e chi la governerà, si merita molto di meglio.


Mattia Calise (M5S)
Emanuele Lazzarini (PD)
Pietro Tatarella (PDL)


martedì 19 giugno 2012

Lettera a Mattia Calise (M5s)


"I miei colleghi guardano la partita durante il Consiglio... Accade nella sala adiacente allestita con il proiettore. La seduta andrà avanti tutta la notte, ma io qui li saluto, se questo è il rispetto delle istituzioni vado a mangiare normalmente a casa."
(Mattia Calise)







Caro Mattia,

ieri, prima di andartene a casa indignato (l'avrei fatto anch'io al tuo posto) hai scattato una bella fotografia.
E anche se non si vede, in quella foto ci sono anch'io, davanti a quello schermo improvvisato su cui scorrevano (un po' a scatti, per la verità) le immagini della partita dell'Italia, mentre nell'aula a fianco era in corso il Consiglio Comunale. Sì, lo puoi ben dire, ho commesso l'inespiabile colpa di assentarmi per qualche minuto dall'aula consiliare per guardare la partita.
Caro Mattia, mi perdonerai questo sfogo, ma il populismo ha le gambe corte, o almeno così vorrei pensare.
E sulle ali del populismo (e del popolino), stanotte quella fotografia ha fatto il giro di mezzo Facebook. Fuori l'iPad e click, hai immortalato un'istantanea rendendola un'icona. Un'immagine fantastica peraltro, bravo. Il sogno di ogni grillino. La dimostrazione (oserei dire) pubblicitaria che destra e sinistra (tuttiugualistessoschifo, naturalmente) sono shifosamente uguali (o ugualmente schifosi?) anche quando, figuriamoci!, si parla di pallone. Ovviamente in barba agli onesti cittadini che ci pagano pure il gettone.

Ecco, oggi hai sbattuto ancora una volta "il mostro in prima pagina", ma questa volta davanti al giochino del "like" facile non ci sto più.
Capisco che abbiate solo da guadagnarci dal diffondersi del popolo-pensiero tuttiugualistessoschifo, ma da te, che sei una persona che stimo, mi aspetterei qualcosa di più... come dire... raffinato.
Ad esempio, invece di indurre i tuoi lettori a pensare che "i cattivi" sono quelli che si prendono 10 minuti di pausa dall'aula o fanno due chiacchiere con il compagno di banco o leggono le mail durante il consiglio (cose che peraltro, ovviamente, anche tu stesso fai), perchè non racconti la verità fino in fondo?
Forse anche i tuoi lettori la smetterebbero con l'ipocrisia del "oh, guarda! Ci sono due consiglieri malvagi che chiacchierano!!!!!!", e forse si renderebbero conto anche loro che il guaio di questo sistema gravemente malato non è certo il fatto che il consigliere Taldeitali si è assentato per qualche minuto dall'aula per guardare uno spezzone di partita, quanto invece l'insieme di regole e prassi folli che hanno permesso che il non-rispetto delle istituzioni democratiche, della dialettica, dei tempi della politica e della vita, sia diventato la normalità. E' così che la "fuga dall'aula", oltre che normale, diventa desiderabile e anzi, quasi vitale. Per legittima difesa.

Caro Mattia, piacerebbe anche a me andare a casa a cena come hai fatto tu. Ma si da il caso che abbia la responsabilità di mantenere il numero legale per far sì che il bilancio della nostra città (bello o brutto che sia) venga votato entro il 30 giugno. E questo a costo di sopportare per giorni e notti le umiliazioni dell'opposizione che col suo ostruzionismo a oltranza svilisce il senso di quest'aula e il senso della democrazia. Ma cosa credete, che solo voi del M5S siate indignati di questo teatrino? Che solo voi siate imbarazzati della vuotezza di quest'aula??? 
Evidentemente no. 
Se ti ricordi bene, nel mio primo intervento (l'11 settembre scorso) ho parlato proprio di questo.
E ancora prima (il 29 luglio scorso, dopo la prima notte insonne in Consiglio), denunciavo: "non mi interessa niente di quello che è stato finora, non mi interessa niente se i miei colleghi dell'ex opposizione facevano esattamente lo stesso. Io - noi - arriviamo oggi. E oggi abbiamo il diritto di denunciare questo morbo che inquina la nostra politica e rende improduttivi e non più credibili i nostri sistemi politici".
Su queste battaglie, caro Mattia, sarò con te, sempre.
A patto però che lasciamo fuori la demagogia e il qualunquismo che danneggiano tutti in modo irreparabile, e distinguiamo il male dall'innocuo. Ecco, io credo che il male qui non siano "i politici della casta": i responsabili dello scempio istituzionale hanno nomi e cognomi, oggi sono i consiglieri dell'opposizione di centrodestra come ieri erano alcuni consiglieri del centrosinistra, con buona complicità di un regolamento folle che permette tutto questo. 
Non certo di chi invece di ascoltare il disco rotto di qualche consigliere d'opposizione (irresponsabile, provocatrice, demagogica, sfacciata) ha scelto di sedersi 10 minuti per vedere i gol dell'Italia (evvai).

PS: per la cronaca, con la discussione sull'addizionale irpef ci siamo portati a casa circa 2 euro l'ora. Naturalmente senza straordinari, ferie, malattie o contributi. Ahhh, la casta!

venerdì 18 novembre 2011

C'è una Milano migliore

Ventisette ore d'aula.
Poi due file parallele di cerchietti verdi, il voto favorevole.
Un lungo applauso liberatorio per una delibera cruciale, una maggioranza solida come la roccia, un Sindaco che non esce dall'aula neanche per un minuto, un presidente del consiglio umiliato e insultato che conduce in porto la discussione.
E la sconcertante constatazione di una minoranza senza pudore, dignità, senso della responsabilità e amore per questa città. 

E' la storia del Consiglio Comunale iniziato lunedì 14 novembre alle 14.30 e terminato il giorno dopo alle 18. Argomento di discussione: la delibera per far partire il bando di gara per l'alienazione delle quote di Sea e Serravalle.
Due le soluzioni previste dalla Giunta.
La prima, gara per il 18,6% di Serravalle più il del 20% di Sea.
La seconda, gara per il 29,75% di Sea.
Entrambi i pacchetti quotati su una base d'asta di 385 milioni, si confrontano le offerte pervenute per entrambe le opzioni ma uno solo vince: quello che ha offrerto di più.
Il denaro in gioco, molto, è indispensabile per chiudere il bilancio 2011 senza sforare il patto di stabilità, eventualità che avrebbe effetti devastanti sulla possibilità di spesa e sui trasferimenti dallo Stato per il prossimo anno.
Milioni che servono, perchè nel bilancio della ex Giunta Moratti le entrate previste dall'alienazione di Serravalle erano scritte bene in grande (centosettantamilioni), ed erano, già allora, ritenute imprescindibili. Peccato che il bando di gara non venne mai fatto partire, e che c'era piena consapevolezza che l'acquirente non esistesse... "Tanto poi ci sono le elezioni", si saranno detti quei gentiluomini così responsabili.

Milioni che, ora, servono, perchè oltre a quelle entrate necessarie e non realizzate ci si sono messe di mezzo due finanziarie estive, con un taglio dei trasfermenti dallo Stato che, solo per quest'anno, è di circa 100 milioni. Ma non finisce qui: si sommano minori trasferimenti della Regione per il trasporto pubblico (37 milioni), mancate entrate da oneri di urbanizzazione e altre voci diverse, solo parzialmente compensate dai circa 18 milioni in più recuperati con l'aumento del biglietto ATM e i circa 35 con l'addizionale Irpef deliberato a luglio dopo giorni di battaglia in aula.
E' bene ricordarlo: dopo le due aste per il 18,6% di Serravalle (luglio e ottobre) andate entrambe deserte (la prima con base d'asta 170 milioni, la seconda con 145) era arrivata l'offerta del fondo F2i di Vito Gamberale, che proponeva al Comune l'acquisto congiunto del 18,6% di Serravalle e del 20% di Sea, ponendo però delle condizioni di governance per noi irricevibili. Naturale che non si potesse confezionare un bando di gara "su misura" per l'offerta di F2i, ma si dovessero cercare soluzioni per rendere l'operazione assolutamente trasparente.
E così è stato fatto, proprio con l'affiancamento del pacchetto B (29,75% di Sea) al pacchetto A (18,6% di Serravalle + 20% di Sea), che si traduce in una chiara apertura alla concorrenza internazionale dei mercati, compreso a chi fosse interessato ad acquistare solo Sea.
Vendere, dunque. Una scelta sostanzialmente obbligata, con un minimo spazio per qualche aggiustamento e qualche nodo ancora da sciogliere in sede di Consiglio: il pagamento del dividendo straordinario di Sea al Comune di milano, già messo a preventivo dall'amministrazione precedente, gli assetti di governance e le garanzie per il compratore, la possibilità o meno di procedere, in caso di vendita delle quote Sea, alla quotazione in borsa già prevista.
Nodi interessanti e realmente importanti, che però l'opposizione ha fatto solo finta di voler affrontare.
Nodi che sono diventati pretesti per scatenare confuse discussioni strumentali.
Nodi che hanno permesso all'opposizione di sfoderare, nonostante i "patti" iniziali fossero diversi, un ostruzionismo figlio di una morbosa e distorda idea di "cosa pubblica".
Con un solo obiettivo:
non farci chiudere in tempo la delibera,
uguale non farci pubblicare in tempo il bando,
uguale non farci vendere il necessario,
uguale farci sfondare il bilancio e il patto di stabilità,
uguale farci commissariare,
uguale mandarci tutti a casa.
Alla faccia della responsabilità.
Alla faccia del "lavoro nell'interesse dei cittadini milanesi".

Ecco perchè siamo stati in aula ventisette ore. Per far scivolare, uno per uno, tutti gli emendamenti, tutte le discussioni, tutte le parole, tutti gli insulti e le perdite di tempo.
Basilio Rizzo, Presidente del Consiglio, contingenta i tempi della discussione. Con qualche sbavatura, bisogna prenderne atto, che sembra, agli occhi dell'opposizione, un sopruso.
E allora insorge, sbraita, si indigna per la presunta violazione delle regole.  

Ma quanto è grande il nostro, di sdegno, nel vedere come si maltratta una città, come la si umilia con la faccia angelica che dice "lo sto facendo per i milanesi".
I tempi sono duri, le scelte, purtroppo, ancora obbligate. Peccato che chi siede in quell'aula con noi non abbia alcun interesse che il proprio.


lunedì 24 ottobre 2011

Mezzi pubblici: agevolazioni e novità

Il 18 ottobre abbiamo votato la delibera per il riordino dei titoli di viaggio di ATM e per le nuove agevolazioni tariffarie. E nonostante l'opposizione non abbia votato a favore (a mio giudizio inspiegabilmente, visto che si parlava di agevolazioni), ci sono stati almeno due aspetti positivi, nel merito e nel metodo.
Nel metodo, la discussione è stata finalmente (quasi) degna di una nota positiva dal punto di vista della dialettica d’aula. Tradotto, niente ostruzionismo ma solo emendamenti ragionevoli nel numero e nel contenuto (seppur non sempre condivisibili, ma questo ci sta), che hanno arricchito e migliorato il contenuto della delibera. Gli emendamenti, peraltro, sono stati presentati sia dall’opposizione che dalla maggioranza, riaffermando di fatto l’imprescindibile ruolo del consiglio comunale come organo di indirizzo dell’attività politica.
Nel merito, invece, la delibera si prestava a grandi spandimenti, elargizioni e profusione di bontà. Naturale, visto che si trattava di una provvedimento sulle agevolazioni: come dire, scateniamo la fantasia e speriamo che avanzi qualche soldo per realizzare i nostri desideri (che sono poi quelli di molti cittadini).
E allora, date queste premesse, come scegliere dove spendere (o meglio, dove non guadagnare) i pochi milioni disponibili? Con una strategia ben precisa: tutela delle categorie più deboli e incentivi sugli abbonamenti piuttosto che sui biglietti singoli. Per tutto il resto, massimizzazione degli impatti positivi e minimizzazione dei costi (ovvero, emendamenti low-cost).
Ci siamo riusciti? Direi abbastanza.
Non ho mai condiviso le intenzioni di Giuliano Pisapia (già dalla campagna elettorale) in merito agli abbonamenti gratuiti per gli over65. Niente contro gli anziani, per carità: semplicemente in un ragionamento di priorità, con oltre 30 milioni di minori introiti (tanti sarebbero quelli a cui avremmo rinunciato se tutti gli over65 avessero ottenuto la gratuità, indipendentemente dal loro reddito) forse il gioco non vale la candela: ovvero forse varrebbe la pena di incassare per investire di più nel miglioramento del servizio. Per fortuna i vincoli dettati dal bilancio hanno perlomeno fatto sì che venisse inserito un tetto ISEE (pari a 16.000 euro) al di sopra del quale non c’è la gratuità. E, come conseguenza, i mancati introiti si riducono al massimo a 18 milioni. L’opposizione attacca – forse giustamente – argomentando che Pisapia ha promesso ma non ha mantenuto. È in parte vero. A me vien da dire: paradossalmente, meglio così…

Unica e ultima nota, con un pizzico di soddisfazione (sono le prime) il primo emendamento da me presentato e approvato all'unanimità: venerdì e il sabato, biglietto ordinario urbano da 1,50 euro è valido fino alle ore 6 del mattino se obliterato dopo mezzanotte.

Ecco tutte le nuove agevolazioni (in vigore dal 1 dicembre):
  • L’abbonamento è gratuito per tutti i residenti a Milano con età superiore ai 65 anni e Isee inferiore ai 16.000 euro;
  • L’abbonamento ridotto, prima riservato ai soli studenti, si estende a tutti i giovani fino a 26 anni, anche lavoratori (mensile: 17 euro; annuale: 180 euro);
  • Nelle domeniche di blocco del traffico il biglietto ordinario da 1,50 vale come un giornaliero;
  • I genitori con famiglie numerose (più di 4 figli) hanno una riduzione del 50% (150 euro anziché 300) sull'abbonamento annuale;
  • È possibile trasportare gratuitamente le biciclette su tutte le linee della metropolitana dall'inizio del servizio alle 7 e dalle 20 alla fine del servizio, e sempre nel weekend. Sempre trasportabili gratuitamente le biciclette pieghevoli.
  • Il venerdì e il sabato, biglietto ordinario urbano da 1,50 euro è valido fino alle ore 6 del mattino se obliterato dopo mezzanotte. Il biglietto per la rete notturna erogato dai parcometri vale anch’esso fino alle ore 6.

lunedì 12 settembre 2011

L'aula, la dialettica, la democrazia


Ecco il video e la trascrizione dell'intervento che ho fatto oggi in aula.
Buona visione e buona lettura!



Siamo usciti tutti un po’ provati dalle nottate di fine luglio, non solo perché abbiamo approvato una delibera difficile, ma anche perché abbiamo assistito a un certo modo di fare politica, a un certo modo di fare opposizione, a un certo modo di vivere l’aula.

Non vi posso nascondere che quei giorni mi hanno lasciato addosso una profonda sensazione di disagio e una sincera preoccupazione per il futuro. Forse molti di voi ci avranno fatto l’abitudine, ma vi garantisco che entrare qui dentro e vedere che il dibattito è spesso un finto dibattito, e che nessuno ascolta nessuno perché nessuno dice niente, è uno spettacolo che definirei quasi angoscioso.
E mi perdonerete, mi perdoneranno in particolare i colleghi più anziani, se questo intervento potrebbe suonare come un segnale di presunzione. Niente affatto. È la semplice opinione di un ventitreenne che ha ancora la voglia e la determinatezza di dire che c’è-qualcosa-che-non-funziona. E peraltro, guarda caso, è l’opinione comune di moltissimi colleghi, non necessariamente giovani, che sono alla prima esperienza in quest’aula. “L’ingenuità”, si dice a volte…

E non vi posso, e non vi voglio nascondere il mio sconcerto, quando ho assistito alla confessione di un consigliere della vostra minoranza, che sorridente e addirittura divertito, diceva a un mio collega di maggioranza che se foste stati voi al governo di questa città avreste dovuto, per forza di cose, introdurre l’addizionale Irpef, e noi, dai banchi dell’opposizione, avremmo replicato lo stesso teatrino ostruzionista che avete messo in scena voi.
Ma... vi sembra una cosa normale?
No, davvero, fermiamoci un attimo perché poi nella confusione sembra quasi che i meccanismi cerebrali si inceppino e poi ci illudiamo che sia normale quello che normale non è affatto.

E, permettete, io mi sono già stufato delle pacche sulle spalle e degli sguardi quasi pietosi che tutti i consiglieri più anziani, della mia parte politica e della vostra, mi rifilano, dicendo: “è sempre stato così, è la prassi!”, come a voler dire “cià, dai, lascia che ti insegni un po’ io come vanno le cose in politica”.
Io credo, è naturale, che il problema non sia opporsi a un provvedimento che non si condivide, ci mancherebbe altro. Il problema è il modo in cui lo si fa e l’alternativa che si propone. Il problema è il livello a cui si porta la discussione, e la serietà e la dignità con cui si sta qui dentro.

Vedete, spesso parlate – e parliamo – dell’allontanamento dei giovani dalla politica, del loro preoccupante disinteresse. Beh, mi vien da dire, sfido io a interessarsi. Sfido io, quando l’immagine che diamo, qui fuori da quest’aula, è quella di un luogo mortificato, svuotato, svilito del suo significato e del suo immenso valore democratico. E quello che dovrebbe essere il regno della dialettica democratica, io l’ho visto più spesso trasformarsi in un mercato del pesce, altro che democrazia.

E la mia critica, qui, va oltre le parti politiche. Non dimentico certo che spesso le opposizioni di centro sinistra, nel parlamento e nelle assemblee locali, hanno cavalcato le stesse identiche logiche.
Ma il punto è proprio questo.
Perché non troviamo il coraggio, noi, qui e ora, di cominciare una rivoluzione nel modo di fare politica. È ambizioso, lo so, ma proviamoci qui, a Milano, adesso e insieme. D’altronde siamo solo all’inizio! Mettiamo da parte quello che è successo e cominciamo da capo. Con i giovani consiglieri in prima linea e insieme a tutti quelli che vorranno seguirci.

Perché non stringiamo un patto di onestà, un codice d’onore, con cui ci impegniamo a rispettare il nostro tempo e il nostro lavoro, a dibattere, magari anche a scontrarci, ma sempre con onestà e con serietà, impegnandoci per tenere sempre alto il livello della discussione. E allora sì, ripensiamo il regolamento ma ripensiamo anche ai nostri comportamenti, e al messaggio che lanciamo fuori di qui.
E ricordiamoci che la disaffezione, il malcontento, la rabbia della gente non passa solo, e non passa tanto dalle misure impopolari che una giunta è costretta a prendere, quanto dal clima politico che noi, temporanei rappresentanti di chi sta qui fuori, istauriamo qui dentro.

È per questo che mi auguro (e ci auguro) che la nuova stagione, che non è non solo quel partigiano “vento che cambia”, ma una trasversalissima necessità di serietà e di dignità, sia da oggi il nostro faro e la nostra comune intesa per proseguire i lavori negli anni che verranno.
Grazie.

venerdì 29 luglio 2011

C'è qualcosa che non va

E' il venti di giugno quando entro per la prima volta nell'aula di Palazzo Marino. Più di un mese fa.
Da quel giorno ad oggi succedono tante cose. Mai, però, avverto il desiderio di condividere, raccontare, riempire di inchiostro digitale le pagine a pixel di questo blog. Non per presunzione, non per disinteresse, non per pigrizia. Un po' sicuramente perchè manca il tempo per farlo. Ma ancor di più perchè è un inizio con poca emozione, tanta burocrazia, tanta lentezza procedurale, e con una grandissima e sempre crescente voglia di iniziare a lavorare davvero, a fare sul serio, a sentirsi ingranaggio di un motore acceso e ben funzionante.

Poi finalmente partono le commissioni consiliari, discutiamo e approviamo il tanto discusso accordo di programma per Expo 2015, e poi arriva in aula la variazione al bilancio previsionale e l'inserimento dell'addizionale irpef. Mercoledì 27 giugno 2011.
Le casse del Comune piangono lacrime amarissime (i milioni che mancano sono centottantasei).
La giunta presenta una proposta di delibera per chiedere l'inserimento dell'addizionale irpef dello 0,2% con esenzione sotto i 26.000 euro di reddito.
L'opposizione, come da definizione, si oppone.
Ma la discussione è tutt'altro che una fase dialettica proficua. E' una battaglia superficiale e strumentale, condotta al suono di 650 emendamenti che ci costringono a quindici ore di aula, con l'unico obiettivo, per l'opposizione, che tirandola in lungo si arrivi si primi giorni di settimana prossima con l'organico dimezzato dalle vacanze imminenti, e quindi con l'impossibilità di garantire il numero legale e lo svolgimento dei lavori. Insomma, un modo facile per far saltare tutto.
Alla faccia della responsabilità.
E questo gioco, ai miei occhi, e a quelli di molti dei nuovi arrivati, è pregno di una perversione e di un'indecenza che mi indignano a tal punto che non riesco a trovare il vocabolario giusto per descriverlo.

Ma come funziona, esattamente?
Gli emendamenti si discutono a gruppi tematici. Prima tutti quelli che riguardano la soglia di esenzione, poi quelli che riguardano l'aliquota, e così via. Naturalmente non di discutono tutti gli emendamenti: per la maggior parte dei blocchi si parte a discutere l'emendamento che fissa una modifica minima, poi quello che fissa una modifica massima, e poi quello che ne fissa una media. Colui che propone l'emendamento ha cinque minuti di tempo illustrarlo, a cui segnono gli interventi dei capigruppo di tutti gli altri gruppi e partiti (ognuno con cinque minuti massimo). Infine, se un consigliere dissente dall'intervento del suo capogruppo, ha diritto ad un ulteriore minuto per intervenire.
Un processo lungo, insomma, ma che se garantisse una dialettica seria e nel merito delle scelte, non sarebbe affatto tempo perso.
Ma, ahinoi, nemmeno uno degli emendamenti prevede un modo alternativo per reperire le risorse mancanti, nè tantomeno, nei discorsi sempre uguali dei proponenti, queste risorse vengono identificate. Solo generici slogan per la stampa.

E così passano un pomeriggio, una serata e una notte intera. A prendere in giro un'aula. A prendere in giro una città. A calpestare la propria dignità inventandosi argomentazioni clamorosamente faziose al solo fine di far passare minuti. A seppellire sotto metri di sterile retorica il rispetto per il tempo, le forze e la salute delle persone che sono costrette in quell'aula. Consiglieri e funzionari.
Dignità.
Dignità.
Persa, quando i consiglieri di Pdl e Lega scatenano una bagarre ad ogni decisione del presidente del consiglio.
Persa, quando alle quattro di notte il consigliere Morelli non riesce a trattenere le risate nel tentare di argomentare un intervento delirante.
Persa, quando alle sette del mattino, dopo una notte in bianco, il consigliere Tatarella si permette di blaterare su Vespasiano e altre idiozie cercando di far perdere gli ultimi preziosi minuti.
Quando dico che fa schifo tutti ti rispondono che è così, che è parte del gioco, che fino all'anno scorso era lo stesso a parti invertite. Meno male che non sono all'opposizione, mi vien da dire. Mi troverei ad essere mio malgrado complice di un comportamento che disprezzo profondamente, e che ho intenzione di denunciare e di contrastare con tutti i mezzi che avrò a disposizione. Non mi interessa niente di quello che è stato finora, non mi interessa niente se i miei colleghi dell'ex opposizione facevano esattamente lo stesso. Io - noi - arriviamo oggi. E oggi abbiamo il diritto di denunciare questo morbo che inquina la nostra politica e rende improduttivi e non più credibili i nostri sistemi politici.