martedì 10 maggio 2011

9 maggio. Per non dimenticare


È particolarmente importante e significativo, soprattutto in questi anni confusi, ricordare un periodo oscuro come quello delle stragi dei cosiddetti "anni di piombo".
Non dobbiamo dimenticare che l’Italia ha vissuto un decennio buio, cominciato coi sogni rivoluzionari del ’68, subito naufragati nel sangue l’anno successivo con la strage di Piazza Fontana a Milano e culminato con l’uccisione di Aldo Moro, il 9 Maggio 1978. Ed è proprio da questa data che, grazie al Presidente  Napolitano, da tre anni è stata istituita la Giornata della Memoria delle vittime del terrorismo. 
È fondamentale ricordare cosa successe in quegli anni, quando contrapposizione politica fu portata talmente agli estremi da causare un’ondata di stragi e di omicidi di cui tutt’oggi, si fatica a scoprire la verità. Anni in cui lo stragismo non aveva colore perché era di tutti i colori, rosso, nero, di mafia, di stato e tante, troppe altre definizioni che davanti alla tragedia della morte hanno solo un senso storiografico. 
La sopracitata Strage di Piazza Fontana ne è il tragico esempio: il 12 Dicembre 1969 scoppia una bomba nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura uccidendo 17 persone e ferendone 88. Le indagini virano subito sulla pista anarchica fermando circa 80 persone di alcuni circoli milanesi tra cui Giuseppe Pinelli. Dopo più di quarant’anni ancora non si sa chi furono gli artefici se non per le testimonianze di alcuni ex esponenti di Ordine Nuovo che confermerebbe l’ipotesi più accreditata, ovvero che gli artefici furono dei neofascisti coadiuvati da dei membri dei Servizi Segreti deviati.
Il “Caso Pinelli” rappresenta comunque l’emblema della confusione che regnava in quel periodo. Arrestato all’indomani della Strage di Piazza Fontana, dopo tre giorni di interrogatori, il 15 Dicembre, morì in seguito alla caduta dal quarto piano della questura. Da lì scoppiò un vortice di polemiche: la versione iniziale, “suicidio”, diventò poi “caduta in seguito a un malore”. 
Ma chiaramente non ci si fermò a questo e gli oppositori, anarchici e comunisti, videro tutti i presupposti per gridare all’omicidio da parte del commissario Luigi Calabresi. La campagna denigratoria che ne seguì (ad esempio con la famosa "Lettera aperta a L’Espresso sul caso Pinelli"  a cui aderirono numerosissimi intellettuali) culminò con l’omicidio, nel 1972, del commissario Calabresi.
E questa è solo una delle tante e tragiche storie di quel periodo. 
Per questo è importante non dimenticare, soprattutto in un periodo come il nostro in cui, a livello di confusione e scontro politico si è giunti a livelli ormai inaccettabili.
Ma è fondamentale soprattutto per noi che siamo nati dopo e che non abbiamo vissuto quel periodo, per capire quanto non possiamo tollerare che la lotta politica si trasformi in violenza. Questa lezione doveva venire già dal passato dei totalitarismi dove gli estremismi di destra e sinistra non hanno causato che morte e distruzione e una disfatta totale per tutti. Per capirlo abbiamo dovuto provarlo sulla nostra pelle.

Ma non dobbiamo dimenticare che il 9 Maggio 1978 ci fu la morte di un altro personaggio-simbolo, Peppino Impastato, un giovane siciliano che, attraverso la sua radio AUT irrideva mafiosi locali e faceva controinformazione fra i giovani con attività culturali. 
Peppino venne ucciso appena si candidò alle comunali di Cinisi, suo paese natale. La notizia della sua morte passò inosservata a causa del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro proprio lo stesso giorno e poichè inizialmente si pensò a un suicidio del giovane, ma l’apporto di Peppino Impastato fu importantissimo nella creazione di una coscienza antimafia in Sicilia, e in seguito nell’Italia intera.



1 commento:

  1. Bravo Lazza.
    Solo un appunto: gli omicidi compiuti da Brigate Rosse e simili in quegli anni, pur in un'ottica criminale, rispondevano ad un criterio di "punizione": gli obiettivi erano persone che, dal punto di vista di questi gruppi, avevano commesso qualcosa che li rendeva meritevoli di morte o gambizzazione o simili atti.
    Questo era il modo di ragionare.

    La strage non è mai stato terreno di questa gente: a mettere bombe per uccidere più persone, indipendentemente da chi fossero queste persone, sono sempre stati altri.

    Con questo voglio solo fare un distinguo, non di giusto o sbagliato ma di diverso modo di ragionare tra rossi neri e mafie. Se lo scrivo qui è perché credo che con te si possa parlare di queste cose e fare queste distinzioni.

    Baci

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