lunedì 12 settembre 2011

L'aula, la dialettica, la democrazia


Ecco il video e la trascrizione dell'intervento che ho fatto oggi in aula.
Buona visione e buona lettura!



Siamo usciti tutti un po’ provati dalle nottate di fine luglio, non solo perché abbiamo approvato una delibera difficile, ma anche perché abbiamo assistito a un certo modo di fare politica, a un certo modo di fare opposizione, a un certo modo di vivere l’aula.

Non vi posso nascondere che quei giorni mi hanno lasciato addosso una profonda sensazione di disagio e una sincera preoccupazione per il futuro. Forse molti di voi ci avranno fatto l’abitudine, ma vi garantisco che entrare qui dentro e vedere che il dibattito è spesso un finto dibattito, e che nessuno ascolta nessuno perché nessuno dice niente, è uno spettacolo che definirei quasi angoscioso.
E mi perdonerete, mi perdoneranno in particolare i colleghi più anziani, se questo intervento potrebbe suonare come un segnale di presunzione. Niente affatto. È la semplice opinione di un ventitreenne che ha ancora la voglia e la determinatezza di dire che c’è-qualcosa-che-non-funziona. E peraltro, guarda caso, è l’opinione comune di moltissimi colleghi, non necessariamente giovani, che sono alla prima esperienza in quest’aula. “L’ingenuità”, si dice a volte…

E non vi posso, e non vi voglio nascondere il mio sconcerto, quando ho assistito alla confessione di un consigliere della vostra minoranza, che sorridente e addirittura divertito, diceva a un mio collega di maggioranza che se foste stati voi al governo di questa città avreste dovuto, per forza di cose, introdurre l’addizionale Irpef, e noi, dai banchi dell’opposizione, avremmo replicato lo stesso teatrino ostruzionista che avete messo in scena voi.
Ma... vi sembra una cosa normale?
No, davvero, fermiamoci un attimo perché poi nella confusione sembra quasi che i meccanismi cerebrali si inceppino e poi ci illudiamo che sia normale quello che normale non è affatto.

E, permettete, io mi sono già stufato delle pacche sulle spalle e degli sguardi quasi pietosi che tutti i consiglieri più anziani, della mia parte politica e della vostra, mi rifilano, dicendo: “è sempre stato così, è la prassi!”, come a voler dire “cià, dai, lascia che ti insegni un po’ io come vanno le cose in politica”.
Io credo, è naturale, che il problema non sia opporsi a un provvedimento che non si condivide, ci mancherebbe altro. Il problema è il modo in cui lo si fa e l’alternativa che si propone. Il problema è il livello a cui si porta la discussione, e la serietà e la dignità con cui si sta qui dentro.

Vedete, spesso parlate – e parliamo – dell’allontanamento dei giovani dalla politica, del loro preoccupante disinteresse. Beh, mi vien da dire, sfido io a interessarsi. Sfido io, quando l’immagine che diamo, qui fuori da quest’aula, è quella di un luogo mortificato, svuotato, svilito del suo significato e del suo immenso valore democratico. E quello che dovrebbe essere il regno della dialettica democratica, io l’ho visto più spesso trasformarsi in un mercato del pesce, altro che democrazia.

E la mia critica, qui, va oltre le parti politiche. Non dimentico certo che spesso le opposizioni di centro sinistra, nel parlamento e nelle assemblee locali, hanno cavalcato le stesse identiche logiche.
Ma il punto è proprio questo.
Perché non troviamo il coraggio, noi, qui e ora, di cominciare una rivoluzione nel modo di fare politica. È ambizioso, lo so, ma proviamoci qui, a Milano, adesso e insieme. D’altronde siamo solo all’inizio! Mettiamo da parte quello che è successo e cominciamo da capo. Con i giovani consiglieri in prima linea e insieme a tutti quelli che vorranno seguirci.

Perché non stringiamo un patto di onestà, un codice d’onore, con cui ci impegniamo a rispettare il nostro tempo e il nostro lavoro, a dibattere, magari anche a scontrarci, ma sempre con onestà e con serietà, impegnandoci per tenere sempre alto il livello della discussione. E allora sì, ripensiamo il regolamento ma ripensiamo anche ai nostri comportamenti, e al messaggio che lanciamo fuori di qui.
E ricordiamoci che la disaffezione, il malcontento, la rabbia della gente non passa solo, e non passa tanto dalle misure impopolari che una giunta è costretta a prendere, quanto dal clima politico che noi, temporanei rappresentanti di chi sta qui fuori, istauriamo qui dentro.

È per questo che mi auguro (e ci auguro) che la nuova stagione, che non è non solo quel partigiano “vento che cambia”, ma una trasversalissima necessità di serietà e di dignità, sia da oggi il nostro faro e la nostra comune intesa per proseguire i lavori negli anni che verranno.
Grazie.

mercoledì 7 settembre 2011

Ripartiamo dalla comunicazione: novità ATM

Settembre è il nuovo inizio, o forse quello vero.
Settembre riporta l'entusiasmo del trenta di maggio, con tutto lo sciame di idee e di buona volontà.
Settembre, però, si porta anche dietro un elemento in più, che è la prima consapevolezza dei mezzi a mia disposizione per contribuire propositivamente ai nostri lavori, che è la comprensione di come infilarsi negli ingranaggi che governano il Consiglio, la Giunta, la stampa, la città, e dare concretezza al mio ruolo.
La pausa estiva ha smaltito i bollori e le nausee di fine luglio, dopo quelle nottate con annesso sconcerto che vi ho raccontato nell'ultimo post qui sotto ("C'è qualcosa che non va"). Peraltro sul sul tema (ostruzionismo, diritti della minoranza, livello del dibattito, regolamento dell'aula...) c'è ancora tutto da fare. E vi racconterò prossimamente le mie riflessioni aggiornate.

"Il tempo delle scelte obbligate", così sono stati definiti i primi mesi di questa consigliatura. Expo, addizionale Irpef, nuove tariffe Atm... scelte obbligate che però, in quanto tali, vanno più che mai raccontate, sviscerate, spiegate, comunicate. Proprio come non si è fatto fin'ora.

Biglietto a un euro e cinquanta, ad esempio. E poi le nuove agevolazioni, i nuovi servizi... Alzi la mano chi ha ricevuto una spiegazione completa del come del cosa e del perchè.
Ci provo qui, con un po di ragioni e qualche numero. Continuerò insieme a tutti quelli che avranno voglia di seguirmi nelle prossime settimane tra i mercati della città. Perchè è necessario sapere.


Cosa migliora:
§  Mezzi gratis per gli over65 con ISEE minore di 16.000 € (sono circa 140mila anziani su 230mila over65 totali, quindi più della metà) 
§  10 linee di Bus Notturni a partire da quest’autunno (inizialmente nel week-end)
§  Validità del biglietto: da 75 a 90 minuti
§  Non più “riduzione studenti” ma “riduzione under26”, per agevolare i giovani lavoratori
§  Mai più orario estivo a luglio
§  Piano delle corsie preferenziali

Cosa aumenta: 
§  Biglietto ordinario urbano: da 1 € a 1,50 €
§  Carnet 10 viaggi: da 9,20 € a 13,80 €
§  Giornaliero: da 3 € a 4,50 €
§  Settimanale: da 6,70 € a 8,40 €

Cosa non cambia:
§  Abbonamento annuale
§  Abbonamento mensile


Ma… perché? Era proprio necessario?
Ecco alcuni dati: 
§  37 milioni, i tagli del Governo e della Regione Lombardia per il trasporto pubblico locale;
§  30 milioni, i nuovi costi che il Comune deve pagare ad ATM dal 2012 per l’entrata in funzione delle nuove fermate della M3 fino a Comasina e per la prossima apertura della M5;
§  46 milioni, i maggiori ricavi previsti per il 2011 dall’aumento del biglietto  (18 milioni nel 2010).


I miti da sfatare:
La Moratti non avrebbe aumentato il biglietto.
È falso. Nell’ultimo bilancio approvato si prevedevano 19 milioni di nuovi incassi (nel 2010) grazie all’aumento del biglietto.

Avete aumentato i prezzi del 50%.
È falso. Considerando sia gli aumenti del biglietto, sia le agevolazioni per gli anziani, sia gli abbonamenti rimasti invariati, l’aumento complessivo è inferiore al 15%.

Avete aumentato i prezzi più di quanto hanno fatto Provincia e Regione.
È falso. La Provincia ha aumentato le tariffe del trasporto interurbano del 20%, la Regione ha aumentato le tariffe ferroviarie del 23%.

Avete aumentato i prezzi ma la qualità del servizio non cambia.
È falso. Certo, molto resta ancora da fare, ma i maggiori costi che il Comune deve sostenere sono dettati anche dalla recente apertura del prolungamento della M3 e della prossima apertura della M5. Inoltre, da quest’autunno, verranno attivate 10 linee capillari di autobus in servizio tutta la notte. E poi più corsie preferenziali, quindi più velocità di spostamento, e basta con l’orario estivo a luglio.

Nelle altre città europee i mezzi costano di meno.
È falso. Per citarne alcune: Londra circa 2.8 €, Berlino 2.10 €, Parigi 1.70 €, Barcellona 1.45 €.



venerdì 29 luglio 2011

C'è qualcosa che non va

E' il venti di giugno quando entro per la prima volta nell'aula di Palazzo Marino. Più di un mese fa.
Da quel giorno ad oggi succedono tante cose. Mai, però, avverto il desiderio di condividere, raccontare, riempire di inchiostro digitale le pagine a pixel di questo blog. Non per presunzione, non per disinteresse, non per pigrizia. Un po' sicuramente perchè manca il tempo per farlo. Ma ancor di più perchè è un inizio con poca emozione, tanta burocrazia, tanta lentezza procedurale, e con una grandissima e sempre crescente voglia di iniziare a lavorare davvero, a fare sul serio, a sentirsi ingranaggio di un motore acceso e ben funzionante.

Poi finalmente partono le commissioni consiliari, discutiamo e approviamo il tanto discusso accordo di programma per Expo 2015, e poi arriva in aula la variazione al bilancio previsionale e l'inserimento dell'addizionale irpef. Mercoledì 27 giugno 2011.
Le casse del Comune piangono lacrime amarissime (i milioni che mancano sono centottantasei).
La giunta presenta una proposta di delibera per chiedere l'inserimento dell'addizionale irpef dello 0,2% con esenzione sotto i 26.000 euro di reddito.
L'opposizione, come da definizione, si oppone.
Ma la discussione è tutt'altro che una fase dialettica proficua. E' una battaglia superficiale e strumentale, condotta al suono di 650 emendamenti che ci costringono a quindici ore di aula, con l'unico obiettivo, per l'opposizione, che tirandola in lungo si arrivi si primi giorni di settimana prossima con l'organico dimezzato dalle vacanze imminenti, e quindi con l'impossibilità di garantire il numero legale e lo svolgimento dei lavori. Insomma, un modo facile per far saltare tutto.
Alla faccia della responsabilità.
E questo gioco, ai miei occhi, e a quelli di molti dei nuovi arrivati, è pregno di una perversione e di un'indecenza che mi indignano a tal punto che non riesco a trovare il vocabolario giusto per descriverlo.

Ma come funziona, esattamente?
Gli emendamenti si discutono a gruppi tematici. Prima tutti quelli che riguardano la soglia di esenzione, poi quelli che riguardano l'aliquota, e così via. Naturalmente non di discutono tutti gli emendamenti: per la maggior parte dei blocchi si parte a discutere l'emendamento che fissa una modifica minima, poi quello che fissa una modifica massima, e poi quello che ne fissa una media. Colui che propone l'emendamento ha cinque minuti di tempo illustrarlo, a cui segnono gli interventi dei capigruppo di tutti gli altri gruppi e partiti (ognuno con cinque minuti massimo). Infine, se un consigliere dissente dall'intervento del suo capogruppo, ha diritto ad un ulteriore minuto per intervenire.
Un processo lungo, insomma, ma che se garantisse una dialettica seria e nel merito delle scelte, non sarebbe affatto tempo perso.
Ma, ahinoi, nemmeno uno degli emendamenti prevede un modo alternativo per reperire le risorse mancanti, nè tantomeno, nei discorsi sempre uguali dei proponenti, queste risorse vengono identificate. Solo generici slogan per la stampa.

E così passano un pomeriggio, una serata e una notte intera. A prendere in giro un'aula. A prendere in giro una città. A calpestare la propria dignità inventandosi argomentazioni clamorosamente faziose al solo fine di far passare minuti. A seppellire sotto metri di sterile retorica il rispetto per il tempo, le forze e la salute delle persone che sono costrette in quell'aula. Consiglieri e funzionari.
Dignità.
Dignità.
Persa, quando i consiglieri di Pdl e Lega scatenano una bagarre ad ogni decisione del presidente del consiglio.
Persa, quando alle quattro di notte il consigliere Morelli non riesce a trattenere le risate nel tentare di argomentare un intervento delirante.
Persa, quando alle sette del mattino, dopo una notte in bianco, il consigliere Tatarella si permette di blaterare su Vespasiano e altre idiozie cercando di far perdere gli ultimi preziosi minuti.
Quando dico che fa schifo tutti ti rispondono che è così, che è parte del gioco, che fino all'anno scorso era lo stesso a parti invertite. Meno male che non sono all'opposizione, mi vien da dire. Mi troverei ad essere mio malgrado complice di un comportamento che disprezzo profondamente, e che ho intenzione di denunciare e di contrastare con tutti i mezzi che avrò a disposizione. Non mi interessa niente di quello che è stato finora, non mi interessa niente se i miei colleghi dell'ex opposizione facevano esattamente lo stesso. Io - noi - arriviamo oggi. E oggi abbiamo il diritto di denunciare questo morbo che inquina la nostra politica e rende improduttivi e non più credibili i nostri sistemi politici.

sabato 11 giugno 2011

L'ideologia fa il referendum

Mi permetto, in extremis, alcune considerazioni sui referendum di domani e dopo. Sulle ragioni dei miei quattro sì, sul loro contenuto, sulla gestione della propaganda, sull'occasione di dibattito vero mancata.
E parto proprio da qui, perchè il modo in cui è stata gestita la propaganda proprio non mi è piaciuto. Perchè soprattutto per quanto riguarda acqua e nucleare, le questioni sono davvero complesse e articolate. E l'ideologizzazione del problema non fa il gioco di nessuno, se non quello della disinformazione.


Partiamo dall'acqua.
L'acqua è un bene strano: tendiamo a chiamarlo "bene pubblico" (sottintendento probabilmente la necessità che il bene-acqua sia accessibile a tutti) quando in realtà, tecnicamente, non può esserlo. Un bene pubblico, difatti, possiede due caratteristiche: la non rivalità e la non escludibilità nel consumo. In altre parole, in primis, il mio consumo di quel bene non implica che tu non possa consumare lo stesso bene nello stesso momento; in secundis, è difficile escludere qualcuno dal consumo di quel bene.
Con questa definizione pare chiaro che l'acqua non può soddisfare completamente questi due principi, e che dunque il dibattito va gestito in altri termini.
Ad esempio, dobbiamo ricordarci che l'acqua è anche un bene naturale scarso, che deve essere preservato per il futuro del nostro pianeta.
Cosa significa questo? Che nella riflessione sulla gestione idrica bisogna conciliare la dimensione dell'accessibilità con quella del risparmio e della preservazione della risorsa.
Ciò che è interessante è che le due dimensioni sono tenute insieme da un'unica variabile: il prezzo dell'acqua. Una tariffa alta, ad esempio, pone un problema in termini di equità dell'accesso, ma è probabile che riduca gli sprechi domestici (come è successo a Singapore). Una tariffa bassa (come quella odierna), invece, garantisce acqua accessibile a tutti senza però porre nessun disincentivo ai consumi sconsiderati.
Il prezzo, dunque, è un elemento chiave per regolare simultaneamente i due meccanismi.
Si potrebbe, forse, ragionare su una tariffa a scalare, che garantisca a tutti l'accesso per i primi X litri pro capite giornalieri, aumentando poi per disincentivare ulteriori consumi non strettamente necessari.
Non è una ricetta magica, ma parlare, ad esempio, di questo, invece che ideologizzare il dibattito e congelarlo su posizioni estreme, farebbe senz'altro bene a tutto il paese. E la tariffa è solo uno degli aspetti interessanti. Il ruolo dei capitali privati e la reale possibilità del pubblico nel miglioramento delle reti idriche, l'importanza di un'authority regolatrice, il focus sulle buone pratiche pubbliche e private, l'attenta analisi del decreto Ronchi (che obbliga! a privatizzare le gestioni)... ecco, tutto questo è passato in secondo piano, tutti presi com'eravamo a dividere, come spesso accade, il mondo in buoni (il pubblico) e cattivi (il privato), creare un clima di terrore dipingendo scenari di catastrofica siccità o brandendo slogan spesso insignificanti e devianti.

Ma veniamo al nucleare.
Anche qui, a fronte di una serie incredibilmente varia di questioni da dibattere, il focus si è concentrato quasi esclusivamente sulla sicurezza, almeno per quanto riguarda il fronte del "si". Manifesti del terrore, evocazione di catastrofi epocali, alimentazione e strumentalizzazione delle paure.
Ma se il tema della sicurezza è senz'altro qualcosa su cui riflettere, vero è che è solo uno (e, a mio avviso, non certo il principale) dei motivi per rifiutare la svolta nucleare. Ma purtroppo delle questioni economiche, delle vere ragioni che sottostanno al nostro caro-bolletta (dalle mancate liberalizzazioni al meccanismo perverso con cui si crea il prezzo dell'elettricità), della relazione tra investimenti in nucleare e in rinnovabili, delle reali tempistiche di costruzione, nonchè della gestione delle scorie, pochissimo si è parlato.

Se per il sostegno di Giuliano Pisapia le energie creative si sono sprigionate con incredibile efficacia, questa volta, mi duole dirlo, le stesse forze si sono (spesso, non sempre) appiattite verso il basso, schiacciate nella banalizzazione dei problemi, rese complici di disinformazione.
Forse un'informazione (a 360 gradi) diversa, attenta a consapevolizzare la popolazione e liberarla da ogni posizione aprioristica ed ideologica, meno occupata ad impressionare artificialmente con l'effetto Fukushima (o quello "deserto-del-Sahara") ma volta ad informare sulla molteplicità delle ragioni che stanno alle spalle di ogni problema (specialmente quando sono così complessi e decisivi), finirebbe per non dare i risultati attesi in termini di quorum.
Ma senz'altro un popolo che ragiona con la testa invece che con la pancia è un popolo più degno, più maturo, meno manipolabile e più pronto ad intercettare, accogliere o rifiutare le sfide che il futuro ci riserverà.
Faccio anch'io un mea culpa per non aver cercato di innescare, nel mio piccolo, un dibattito in questa direzione. Speriamo che l'occasione mancata non comprometta, anche in futuro, la nostra capacità di argomentare dei seri "no" (o dei seri "si") quando le nostre risposte saranno di importanza cruciale per il futuro del nostro paese.

martedì 31 maggio 2011

Milletrentanove è un numero che fa sognare

Dicevano che sarebbe stata dura, pensavano che sarebbe stata impossibile. Una bella sfida, ma con poche speranze di andare a buon fine. Anche qualcuno di noi, è vero.
E invece... e invece milletrentanove... Milletrentanove come le preferenze che mi avete regalato!!!
Ok. Non lo avremmo mai detto. Non che non ci credessimo, eh. Ma così tante…
Quel numero ormai mi fa emozionare, mi carica di un meravigliosa responsabilità, mi da un’energia e una speranza come mai avevo avuto…

Albi, Ale, Alessio, Alex, Ali, Andre, Anna, Chiara, Cosimo, Dani, Dario, Davide, Diego, Edo, Ele, Elisa, Enea, Erica, Fabi, Fabri, Face, Fede, Filippo, Flavia, Flavio, Frà, Fusi, Giando, Gianlu, Giò, Giordano, Giorgio, Giulia, Ire, Jack, Jacopo, Judith, Lalla, Laura, Lele, Lella, Livia, Lorenzo, Luca, Luce, Luis, Lupo, Mala, Manu, Mara, Marcello, Marco, Marilena, Marta, Marti, Matti, Mauro, Nata, Olli, Paola, Paolo, Paride, Pier, Pilo, Ramona, Robi, Sara, Silvia, Silvio, Simo, Soccia, Ste, Teo, Tia, Tino, Tommi, Vale, Viola, Vitto, Yuri.

Solo con voi per voi grazie a voi, solo perché ci siete stati, con un solo volantino o con tutto il cuore e l'energia di mesi di lavoro.
Solo per questo da oggi sono un Consigliere Comunale a Milano. E Giuliano Pisapia è nostro Sindaco.
Gioia infinita, gioia indimenticabile. Gioia arancione.


martedì 10 maggio 2011

9 maggio. Per non dimenticare


È particolarmente importante e significativo, soprattutto in questi anni confusi, ricordare un periodo oscuro come quello delle stragi dei cosiddetti "anni di piombo".
Non dobbiamo dimenticare che l’Italia ha vissuto un decennio buio, cominciato coi sogni rivoluzionari del ’68, subito naufragati nel sangue l’anno successivo con la strage di Piazza Fontana a Milano e culminato con l’uccisione di Aldo Moro, il 9 Maggio 1978. Ed è proprio da questa data che, grazie al Presidente  Napolitano, da tre anni è stata istituita la Giornata della Memoria delle vittime del terrorismo. 
È fondamentale ricordare cosa successe in quegli anni, quando contrapposizione politica fu portata talmente agli estremi da causare un’ondata di stragi e di omicidi di cui tutt’oggi, si fatica a scoprire la verità. Anni in cui lo stragismo non aveva colore perché era di tutti i colori, rosso, nero, di mafia, di stato e tante, troppe altre definizioni che davanti alla tragedia della morte hanno solo un senso storiografico. 
La sopracitata Strage di Piazza Fontana ne è il tragico esempio: il 12 Dicembre 1969 scoppia una bomba nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura uccidendo 17 persone e ferendone 88. Le indagini virano subito sulla pista anarchica fermando circa 80 persone di alcuni circoli milanesi tra cui Giuseppe Pinelli. Dopo più di quarant’anni ancora non si sa chi furono gli artefici se non per le testimonianze di alcuni ex esponenti di Ordine Nuovo che confermerebbe l’ipotesi più accreditata, ovvero che gli artefici furono dei neofascisti coadiuvati da dei membri dei Servizi Segreti deviati.
Il “Caso Pinelli” rappresenta comunque l’emblema della confusione che regnava in quel periodo. Arrestato all’indomani della Strage di Piazza Fontana, dopo tre giorni di interrogatori, il 15 Dicembre, morì in seguito alla caduta dal quarto piano della questura. Da lì scoppiò un vortice di polemiche: la versione iniziale, “suicidio”, diventò poi “caduta in seguito a un malore”. 
Ma chiaramente non ci si fermò a questo e gli oppositori, anarchici e comunisti, videro tutti i presupposti per gridare all’omicidio da parte del commissario Luigi Calabresi. La campagna denigratoria che ne seguì (ad esempio con la famosa "Lettera aperta a L’Espresso sul caso Pinelli"  a cui aderirono numerosissimi intellettuali) culminò con l’omicidio, nel 1972, del commissario Calabresi.
E questa è solo una delle tante e tragiche storie di quel periodo. 
Per questo è importante non dimenticare, soprattutto in un periodo come il nostro in cui, a livello di confusione e scontro politico si è giunti a livelli ormai inaccettabili.
Ma è fondamentale soprattutto per noi che siamo nati dopo e che non abbiamo vissuto quel periodo, per capire quanto non possiamo tollerare che la lotta politica si trasformi in violenza. Questa lezione doveva venire già dal passato dei totalitarismi dove gli estremismi di destra e sinistra non hanno causato che morte e distruzione e una disfatta totale per tutti. Per capirlo abbiamo dovuto provarlo sulla nostra pelle.

Ma non dobbiamo dimenticare che il 9 Maggio 1978 ci fu la morte di un altro personaggio-simbolo, Peppino Impastato, un giovane siciliano che, attraverso la sua radio AUT irrideva mafiosi locali e faceva controinformazione fra i giovani con attività culturali. 
Peppino venne ucciso appena si candidò alle comunali di Cinisi, suo paese natale. La notizia della sua morte passò inosservata a causa del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro proprio lo stesso giorno e poichè inizialmente si pensò a un suicidio del giovane, ma l’apporto di Peppino Impastato fu importantissimo nella creazione di una coscienza antimafia in Sicilia, e in seguito nell’Italia intera.



sabato 7 maggio 2011

Intitoliamo una sala di Palazzo Marino a Peppino Impastato

Il 9 maggio è l'anniversario della morte di Peppino Impastato, un ragazzo siciliano assassinato a soli 30 anni per il suo impegno politico e culturale contro la mafia.
Sono passati 33 anni e le parole, le idee, le battaglie di Peppino restano, purtroppo, attualissime.
Anche qui al Nord, dove qualcuno sosteneva fossimo immuni dalle minacce, dalla violenza, dalla collusione con la criminalità organizzata.
Noi pensiamo che la cultura della legalità non vada soltanto difesa,
ma anche promossa. A partire dal valore immenso dell'esempio di quegli uomini che hanno pagato l'amore per la giustizia con la propria stessa vita, e che ancora oggi possono insegnare molto ad ognuno di noi, soprattutto ai più giovani, diventando anche un simbolo, un monito e un faro per l'azione amministrativa di un Comune.
Vogliamo che Milano, la nostra città, diventi un punto di riferimento per una rinascita culturale nel segno dell'educazione alla legalità e alla giustizia.
Per questo pensiamo sia giusto, intelligente e importante intitolare una sala di Palazzo Marino a Peppino Impastato. Perchè la legalità deve essere "di casa" nei palazzi dove vengono prese le decisioni importanti per la Città. Un sala di Palazzo Marino, a "cento passi dal duomo", come recita il titolo di un famoso spettacolo teatrale.


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lunedì 25 aprile 2011

E' il 25 aprile (sempre)

Un anno fa a Marzabotto.
Oggi a Milano.
Un anno fa una giornata di intensa riflessione e di commozione, ricordando l'eccidio del 1944.
Oggi una giornata di festa, in una piazza coloratissima e stracolma.
La festa della Liberazione e le sue due facce: il ricordo e la gioia.
Ogni volta, sempre e comunque, una delle più sentite giornate dell'anno, occasione preziosa per ricordarsi che nessuna conquista è per sempre, e che "25 aprile tutto l'anno" è un ammonimento a presidiare la nostra condizione di donne e uomini liberi, coscienti dell'estrema facilità con cui, anche inconsapevolmente, rischiamo di rinunciarvi.

giovedì 21 aprile 2011

Nucleare? Ma anche no! Referendum? Ma anche si!

Ci avevano detto che il nucleare era indispensabile.
Sono bastati un sondaggio e tanta paura del raggiungimento del quorum ai referendum di giugno, tra cui quello sul legittimo impedimento, e così, come se niente fosse, il governo ha cambiato fatto marcia indietro sulle centrali. Il tutto dopo aver negato l'election day che avrebbe accorpato elezioni amministrative e referendum, regalando alle casse dello Stato uno spreco immane di soldi pubblici (tanto di questi tempi possiamo permettercelo, no?).
Quindi schervano? Evidentemente sì. Cos'altro potevamo attenderci da un governo presieduto da un barzellettiere?
Eccolo qui, il "governo del fare". Eccolo qui il governo del fare male, del fare finta e del farsi - soprattutto - gli interessi propri.
La politica non è questo, la politica può essere altro, può essere molto più di questo sqallido teatrino.
Il 15 e 16 maggio, da Milano, possiamo mandare un messaggio chiaro a questi personaggi ridicoli che si spacciano per efficienti governanti (compresa la nostra antinuclearista dell'ultim'ora, Letizia Moratti): il tempo delle vostre balle atomiche è finito.
PS: voi ricordatevi di votare e di far votare SI', il 12 e 13 giugno, per cancellare la privatizzazione dell'acqua e il legittimo impedimento.

 

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venerdì 15 aprile 2011

Se non noi, chi?

Negli ultimi giorni sono apparse diverse notizie per nulla edificanti riguardanti l’attuale amministrazione milanese e regionale. 
Partendo dalla prima, è di questi giorni la chiusura dell’inchiesta sul figlio del sindaco uscente Letizia Moratti, Gabriele Moratti, accusato di aver allestito una casa in un capannone ad uso commerciale in via Ajraghi. L’accusa risale ai primi di Marzo ma giusto pochi giorni fa il giovane rampollo di casa Moratti, su suggerimento della Procura ha smantellato l’immobile (la Bat-Casa, come è stata ribattezzata in base all’arredamento ben poco commerciale e alquanto bizzarro, testimoniato dalle foto apparse oggi su Repubblica.
È chiaro che il problema risiede nel fatto che l’abitazione sia nata da un raggiro della legge edilizia e il fatto che sia il protagonista sia l’attuale figlio del sindaco deve far riflettere.

Passando alla vicenda che in questa settimana ha colpito il PDL in regione che è sicuramente più importante: la chiusura dell’inchiesta della Procura di Milano sulle firme false consegnate per presentare la lista “Per la Lombardia” di Formigoni
Il procuratore che ha coordinato l’inchiesta, Alfredo Robledo ha, infatti, invitato a comparire in procura diversi consiglieri comunali lombardi a seguito dell’accertamento dell’invalidità di 700-800 firme. Considerando che per presentare una lista erano necessarie 3500 firme e che la lista di Formigoni ne ha presentate 3800, appare subito evidente che il problema sia grave.

Ci sono due elementi che accomunano queste vicende: il partito di riferimento e la tragicomicità delle notizie, i cui dettagli mi hanno fatto sorridere (la casa modello Batman e il fatto che le firme in Lombardia vennero raccolte in fretta perché all’ultimo minuto, sotto il dictat del Presidente del Consiglio, la lista venne riaperta per cambiare l’ordine dei candidati per inserire Nicole Minetti)
Ma è un sorriso amaro: è qui che la commedia si trasforma in tragicommedia. 
Questa è la fotografia del primo partito a Milano, in Lombardia e in Italia, ed è tutt’altro che edificante. 
Ma prescindendo da facili constatazioni elettorali, urge più che altro riflettere sui livelli qualitativi della politica italiana. Di quanto tutto questo di fatto contribuisca ad allontanare i giovani dalla politica, minando la loro fiducia verso le istituzioni e impedendo di fatto un cambio di rotta che solo dai giovani potrebbe arrivare.
In questo scenario la risposta più facile (e più terribile) è il qualunquismo: "la politica è uno schifo e i politici si fanno solo gli affari loro". E' la logica del "tanto sono tutti uguali", quella che fa soccombere ogni tentativo di rinnovamento, permettendo di fatto alla cattiva politica di resistere e a quella buona di essere sconfitta dal populismo e dalla legge del più forte.
E' la sfida più dura, ma questa partita si deve vincere all'interno della politica. 
La politica stessa (e non l’anti-politica) dev'essere la risposta! 
La partecipazione, la voglia di conoscere, il coraggio di pensare "Io credo in un paese diverso e non lascerò che l'indifferenza e la disillusione colonizzino le nostre menti". 
Se non ora, quando? Se non noi, chi?

"The future's in the air
I can feel it everywhere
Blowing with the wind of change"
(Scorpions - Wind of change)


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martedì 5 aprile 2011

Ecco le Idee per Milano!

Da oggi (insieme alla "Saga", che trovate nella sezione "fun" del blog o di votalazza.it) sono online le "Idee per Milano".
E' stato un percorso lungo e impegnativo, che ci ha visti protagonisti di un tentativo non troppo comune di istaurare un dialogo con gli attori del terzo settore e del mondo civile milanese.
Le “Idee per Milano” sono dunque la sintesi (molto parziale) di un lavoro collettivo, ancora tutto in divenire, svolto dai Giovani Democratici di Milano all’interno di percorsi paralleli ricchi di valore, iniziato nel Settembre 2010 con l’iniziativa “Rigenerazione 2011”, proseguito con “Facciamorete”, e arrivato ora ad un momento decisivo (ma tutt’altro che conclusivo): la mia candidatura in Consiglio Comunale. 
Abbiamo sempre creduto nella politica: nella sua capacità di evocare sogni ma anche di tradurli in progetti concreti e realizzabili. Per questo non smetteremo mai di ascoltare le voci di questa città. Perché ci raccontano ogni giorno i loro desideri e le loro paure, e meritano di essere ascoltate.
Questo è solo l’inizio… il bello deve ancora arrivare. Crediamoci insieme.

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giovedì 31 marzo 2011

Città ecosostenibili: il modello berlinese

La tragedia di Fuskushima ha riaperto nelle ultime settimane il dibattito sulla sicurezza e la convenienza dell’utilizzo dell’energia nucleare. Peraltro, casualmente, tra poco più di due mesi (il 12 giugno) saremo chiamati a decidere, tramite referendum, se avallare o meno l’utilizzo di questa tecnologia, anche se sarebbe più corretto parlare di ritorno, visto che già dopo Chernobyl (1986) ci fu un referendum (1987) analogo con cui venne bandito dall’Italia il nucleare (anche se, in linea teorica, lo stop sarebbe dovuto essere di soli cinque anni).
Ma al di là della posizione che si può avere sul tema nucleare, la realtà è che, nel mondo, i progetti riguardanti l’uso di energia pulita si stanno facendo sempre più strada.
Ne è uno splendido esempio il piano varato dal borgomastro di Berlino Klaus Wowereit con il quale si conta di avere entro il 2020 centomila auto elettriche circolanti per la capitale
Il progetto è ambizioso ma è un emblema della capacità di dialogo fra poteri di estrazione culturale diversa in una democrazia efficiente come quella tedesca. Infatti, nonostante le distanze ideologiche tra potere centrale (governo di centrodestra guidato da Angela Merkel) e amministrazione locale (Wowerit è vicino alle posizioni della sinistra radicale) saranno stanziati 80 milioni di fondi pubblici. Il piano prevede la costruzione di colonnine per ricaricare le auto, incentivi per chi installa in casa propria un’adeguata presa per la corrente, l’appoggio della Mercedes e il contributo della Technische Universitaten per organizzare un network dei centri di ricerca. 
Ma soprattutto (ed è solamente così che l'auto elettrica diventa davvero pulita) le colonnine saranno rifornite dell’energia prodotta tramite eolico e fotovoltaico nel Land di Brandeburgo, lo stato circostante la capitale.
Insomma, un ottimo esempio ma anche un monito: il futuro è questo. Rendere concrete le tecnologie che ci permettono di deturpare il meno possibile un Pianeta che è già abbastanza avvelenato da lunghi decenni di indifferenza.
E penso a Milano, che non è mai stata protetta con un piano anti-smog che potesse incidere davvero, ma solo lasciata nelle mani di misure frammentarie e spesso del tutto inefficienti. E in una metropoli che domina le classifiche europee delle città più inquinate, una politica ambientale efficace sarebbe necessaria come l'ossigeno che non respiriamo più.



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domenica 27 marzo 2011

Falacosagiusta, la rivoluzione della mente

Un weekend a Falacosagiusta è un momento di svolta. E' una valanga di stimoli che ti piove addosso, una prova dura per il corpo e per la mente. E' un di quelle situazioni in cui potresti affermare chiaramente che le tue membra e il tuo pensiero, come in prossimità di un bivio, imboccano due strade diverse, costringendoti ad uno stato intermedio tra l'entusiasmo, l'eccitazione e la fatica.

Falacosagiusta quest'anno era gigantesca. Disposta su un solo piano, poi, sembrava non finrie mai. E ancora più del solito, gigantesco è il potenziale rivoluzionario insito nella sua idea di ambiente, di stili di vita, di sostenibilità, di consumi, di diritti, di uguaglianza, di cultura, di informazione, di politica.
Sì, di politica, che avrebbe tanto da imparare, lì.
Bisogna farsi portavoci di quella cultura, di quel modo così prezioso di stare insieme e di partecipare.
Costruire ponti, innescare connessioni, tendere mani.
Perchè è lì che si costruisce il mondo del futuro. Basta solo avere l'umiltà di ascoltare.



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giovedì 24 marzo 2011

Mafia a Milano: un problema di cui parlare

La notizia è della settimana scorsa, ma sono almeno cinque mesi che l’argomento è diventato di portata nazionale, ovvero da quando quel “piccolo” miracolo televisivo, Vieni via con me, attraverso un monologo di Roberto Saviano aveva sbattuto in faccia a tutti gli italiani, in prima serata, la cruda realtà della mafia al Nord.
Non che prima nessuno lo avesse fatto: il lavoro sopra e sotto il palco di Giulio Cavalli ne è una dimostrazione stimabilissima, ma si sa, quando si buca il piccolo schermo l’impatto è devastante.

Il 15 Marzo, dopo 3 anni di indagini sono state arrestate 35 persone presunte affiliate alla ‘ndrangheta.
La cosa che mi colpisce di più è il silenzio sull’argomento. Come se bastasse tacere per eliminare il problema, come se non si fosse consapevoli che il silenzio non fa altro che favorire la malavita.
Negli ultimi anni (come descritto nella relazione della Dia, Direzione investigativa antimafia, del 2010) in Lombardia la ‘ndrangheta si sta evolvendo e ramificando sempre di più. La notizia delle indagini e degli arresti, quindi, non rappresenta che la punta di un iceberg. Un iceberg che ci è sempre piaciuto pensare distante, ma che ora abbraccia le nostre vite da buoni settentrionali con perfido amore.

Era palese che presto la mafia sarebbe sbarcata definitivamente anche al Nord: la perfetta macchina commerciale va a gestire i propri affari là dove i soldi girano di più, e dopo aver dissanguato il Sud ecco i boss che fanno i summit tra le corsie del Galeazzi e nei circoli Arci della provincia, e che chiedono il pizzo ai locali notturni. Ma le indagini, soprattutto, svelano come la ‘ndrangheta abbia contribuito alle maggiori opere pubbliche e private della nostra città: l'ex Fiera al Portello, l'ex Ansaldo di via Tortona, il parcheggio di piazza XXV Aprile, le metropolitane in via Comasina e in viale Zara, il sottopasso di Lambrate, i lavori per la Statale 36 a Monza e tante altre).
È un problema macroscopico, un problema che si fa ancora più fragoroso nel silenzio delle amministrazioni locali.

Proprio oggi sulle pagine del Corriere (edizione nazionale) è riportata una lettera del Procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone,  in cui spiega nel dettaglio il fenomeno della ‘ndrangheta al Nord e, ancora una volta, invoca la rottura dell’omertà, la resistenza civile davanti ai soprusi della malavita.
Ma la reazione forte, oltre che dalla società civile, deve arrivare a livello politico e amministrativo. Prima di tutto cominciando a parlarne, lasciando stare l’emotività e l’orgoglio di appartenere al Nord, pensando che la mafia sia un problema del Sud soltanto. È una problema di tutta l’Italia, è forse il più grande problema, più grande della corruzione e dell’evasione fiscale, che spesso ci dimentichiamo essere consequenziali a una radicata criminalità organizzata in tutto il Paese.
Ma cosa può fare il potere politico, in particolare l’amministrazione di una città come Milano?
Controllare l’assegnazione degli appalti, anche con una commissione antimafia in vista dell’Expo (perché è proprio dal cemento che le cosche traggono la propria linfa vitale), contrastare lo spaccio di droga in tutta la “filiera” (la ‘ndrangheta gestisce il più grande traffico internazionale di stupefacenti col Sudamerica), incoraggiare e mettere in condizione i cittadini di denunciare fenomeni di illegalità, investire in percorsi di educazione alla legalità.

“Quando si parla di criminalità organizzata, arriva come una sorte di malinconia finale: cosa possiamo fare di fronte a tutto questo? In realtà non tutto è scuro, ed è fondamentale parlarne. […] Una delle cose che le organizzazioni temono di più è l’agire da uomini, l’agire con dignità, il non piegarsi, il non chiedere come un favore ciò che ci spetta di diritto […]. Nel momento in cui ognuno di noi non fa il male, sta facendo arretrare loro e sta forse sognando un’Italia diversa.”

(Roberto Saviano, Vieni via con me)


Per approfondire:
Milano, le mani dei clan sui locali vip
Saviano: la Lega dica perchè tace sulla mafia infiltrata al nord.
'Ndrangheta, l'allarme della Dia: interazioni con imprese lombarde
Le mani della 'ndrangheta sulla Lombardia



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mercoledì 23 marzo 2011

"Riprendiamoci Milano", alla fine dell'inverno


Il sole già tiepido del penultimo giorno di inverno ha retto abbastanza perchè qui sotto, sulla terra, a Milano, in piazza Fontana, si facesse un po' di rumore e si scaricasse un po' l'energia accumulata dal troppo silenzio imposto... per dire che "Milano l'è bela", solo se la possiamo colorare di musica e solo se possiamo rovesciare nelle sue strade quell'immenso carico di gioia e di festa che abbiamo dentro.
Eravamo tanti, sabato, a gridarlo.
Poi è arrivata domenica, e poi lunedì, e poi si dice che l'inverno sia finito. Primavera per gli uomini, ma non per la musica, che avrà bisogno di essere protetta, difesa e promossa ancora a lungo... lottando perchè arrivi presto quel giorno in cui potremo finalmente dire che anche per Lei, per davvero, il lungo inverno sarà terminato.



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martedì 8 marzo 2011

Oltre la Casa 139

La Casa 139 è uno storico circolo Arci milanese, una porta rossa sempre aperta, uno spazio di grande musica dal vivo e di cultura.
Da venerdì non è più così. All'ingresso campeggia il foglio apposto dalla polizia annonaria, con l'ordine di sequestro preventivo. Come spiega Angelo Brezza, presidente del circolo, gli illeciti contestati sono legati all'emissione "al momento" e al rinnovo delle tessere Arci sottoscritte in altri circoli.
Non voglio essere ipocrita: i circoli Arci godono di importanti agevolazioni fiscali, e non possono permettersi leggerezze e violazioni di legge, perchè non sarebbe altro che un furto alla leale concorrenza. Dunque se la situazione di illegalità è provata, è giusto che il circolo venga sanzionato.
Ma al dilà delle ragioni contingenti (che comunque qui appaiono decisamente pretestuose), è l'occasione per fare una riflessione sulle intenzioni di chi amminsitra al nostra città nei confronti degli spazi sociali, dei luoghi di aggregazione, di cultura, di musica.
A dire il vero, non che le occasioni per riflettere manchino. Le Scimmie, il Plastic, il Black Hole, l'Atomic (e il Rolling Stone?): stanno chirurgicamente rimuovendo pezzi di passato e di futuro, piazzando bombe ad orologeria nei luoghi che sono stati i nostri centri del mondo, quelli dove ci siamo incontrati, ci siamo confrontati, abbiamo passato ore in estasi ad ascoltare della buona musica dal vivo, abbiamo respirato l'aria sana della cultura, abbiamo avuto un'occasione per stare insieme senza spegnere il cervello. Stanno manomettendo i nodi nevralgici dell'incontro e della cultura popolare. Cercando di disattivare connessioni, disconnettere reti, sabotare idee.
O forse semplicemente cercando di chiuderci in casa. Perche a quanto pare è così che ci vogliono: lontani, taciturni, fedeli alla TV o (se proprio proprio vogliamo uscire) alle serate chic nei locali da uncocktaildodicieuro.
E dirlo, e scriverlo, mette un certo disagio, una sensazione di sconforto e di rabbia, perchè poi non possiamo mai credere fino in fondo che sia così. Non lo vogliamo credere. Ma forse lo è: i giovani fanno paura. La nostra voglia di vicinanza, di condivisione, il potenziale spaventoso di energia che può scaturire dai nostri nuclei a contatto.
Ma quali sono le politiche giovanili, se si cerca in tutti i modi di ostacolare la fioritura dei luoghi di catalizzazione di cultura giovane?
E di che politiche di sicurezza stiamo parlando, se non si è fatto altro che imporre coprifuochi, limitare gli orari di chiusura dei locali, svuotare le strade e recintare le piazze?
Non abbiamo paura nel gridare che questa non è la sorte che vogliamo per Milano, e non abbiamo paura nel dire che questa non è la sorte che Milano subirà.
Rivitalizzeremo i quartieri, li riempiremo di nodi diffusi di una meravigliosa rete di vivibilità, cultura, musica, teatro. Riempiremo i vuoti e coloreremo i grigi.
E' la nostra grande sfida generazionale.



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lunedì 28 febbraio 2011

Milano si muove

Sabato sera ero uno dei duemilaecinque del dentro e fuori il teatro dal verme, per l'inaugurazione della campagna elettorale di Giuliano Pisapia.
Ed era da tempo che non percepivo un'atmosfera così... una carica diffusa, un potenziale addensato, un bisogno di esserci, di dirsi, di sentirsi parte, di sperare.
Milano è viva, e forse ha solo un gran bisogno di qualcuno che maieuticamente faccia emergere, con dolce determinatezza, le voci spesso mute che implorano ascolto.
Mi è piaciuta Milano, sabato sera.
Mi è sembrata più viva, più umana, più amata, e per questo più meritevole di buona politica.



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sabato 5 febbraio 2011

Il futuro di una città

E dunque si è arrivati alla conclusione. Venerdì, quattro febbraio duemilaundici passerà alla storia come il giorno che ha segnato il cammino di Milano verso il suo futuro, con l'approvazione in Consiglio Comunale del primo Piano di Governo del Territorio.
Peccato che il documento più importante di cinque anni di mandato sia venuto alla luce con un iter che ha del tragicomico e dell'incredibile. E che il documento che decide le sorti della nostra Milano per i prossimi vent'anni paia quanto di più lontano si possa immaginare da una visione di città moderna e sostenibile.
E allora i casi sono due: o il sindaco Moratti, durante le sue numerose trasferte, finge di non vedere quali sono le pratiche virtuose verso cui si stanno allineando tutte le città europee (ridefinendo spazi a misura d'uomo, con la priorità al non incremento della densità di popolazione, al verde pubblico -soprattutto quello di quartiere-, alla riconversione delle aree dismesse -che non significa ricementificazione-, alla sostituzione progressiva della mobilità privata con quella pubblica in un'ottica di rete di trasporti integrata tra centro e periferia), oppure il sindaco vede eccome, apprende, magari invidia, comunica ai suoi assessori, ma poi dal caldo del suo ufficio di Palazzo Marino, non ha la forza, la volontà, nè tantomeno la convenienza di opporsi alle pressioni di chi, di una nuova idea di città, non ne vuole sentire parlare. In modo tutt'altro che disinteressato.
E allora ecco fatto. Così prende forma lo sciagurato PGT.
Ventiquattro milioni di metri cubi di volume edificabile, nuove case per cinquecentomila persone, aumento di densità stimata da sette a dodicimila persone per chilometro quadrato.
Che poi uno potrebbe obiettare: "Beh, ma questo è un piano lungimirante! Dovremo pur dare una casa a tutti i nuovi milanesi nei prossimi anni, per non parlare gli immigrati che arriveranno..."
E invece no. Perchè a Milano, il problema della casa (ma anche degli spazi commerciali), non si pone certo in termini di volumi. Non solo le case sfitte sono all'incirca ottantamila (più novecentomila metri quadrati di uffici sfitti e qualche decina di migliaia di negozi vuoti), ma soprattutto l'incremento della popolazione per i prossimi vent'anni, stimato ottimisticamente a più centomila da varie fonti, non è affatto tale da giustificare tutto quel cemento.
Perdipiù se si considera che le case, soprattutto quelle nei nuovi quartieri, si vendono solo se ci sono trasporti, scuole e servizi (ne sanno qualcosa al quartiere Adriano, in zona 2). Ma qui si apre un altro capitolo, con quel "buco nero da nove miliardi" che il Comune stesso ammette di dover ancora trovare per realizzare proprio quei trasporti, quelle scuole, quei servizi.
Insomma, un chiaro segnale che c'è qualcosa che puzza di bruciato.
Come scrive il Fatto Quotidiano, è proprio quello che non è dato vedere che poi, alla resa dei conti, fa pesare la bilancia dalla parte degli interessi di pochi, soliti noti: banche e grandi costruttori, che è sempre meglio avere dalla propia parte, considerando anche l'influsso che hanno sui principali quotidiani della città...
E tutto questo solo per parlare dei contenuti...
Perchè poi, per dirla tutta, si dovrebbe aprire un capitolo intero sul modo barbaro con cui è stato condotto in porto il sì definitivo al Piano: approvato in extrems con un colpo di mano sensazionale (ora quasi non fanno più notizia) con cui le quattromilasettecento proposte della società civile milanese (e i duemila emendamenti dell'opposizione) sono state sbrigativamente liquidate con votazioni sommarie.
Proposte che erano il segno di quanto la città avesse cercato di dire la propria sul disegno del proprio futuro, peraltro proprio in linea con una delle migliori novità introdotte con l'istituzione dei PGT: stimolare la partecipazione dei cittadini sin dalle prime fasi del processo.
Ironia della sorte, il tentativo di partecipazione si è scontrato contro un muro.
Non sarà facile, ma non c'è modo migliore di ripartire se non rimboccandosi le maniche, continuando a pensare e a proporre idee innovative per una città che ci rappresenti un po' di più. Da dove cominciamo?



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